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Rimandata, torno a Settembre

  • 9 feb 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Image text by Tommaso Giglia

‘Quando torni?’

Simplìcio, chiaramente innato facilone superficiale, trovando una foce, o piuttosto arginando alla bell’e meglio quei fiumi di Eraclito, rispondeva che tutto torna. Tipico, di quei filosofi. Riassumere. Dare una risposta breve e compressa al più contorto e irrisolvibile dei casini della storia del Caos Cosmico che per definizione propria,non prevede e non vuole soluzione; sparare la sentenza da scrivere tra virgolette in stampatello su manuali di filosofia, magari in latino, o in greco, in modo che risulti ancor più elitaria, cosicché poi qualcuno, milioni di anni in ritardo, cerchi di spiegarlo al posto loro di fronte a quello “Stronzo di Filosofia” (vedi ora, qua Filosofia come Elea di Zenone o la Troia di Elena).

Così, nell’infinita e incompiuta, nonché sempre attuale e mai banale ricerca dell’archè, permettetemi di riportare alla luce, direttamente dal dimenticatoio della prima liceo, i pilastri predecessori del panta rei, così in ordine a seguire:

Talete=Acqua; Anassimandro=Apèiron; Anassimene=Aria; Eraclito=Fuoco.

‘Sempre.’ Semplìcio! E’ sempre che si torna. Semplice. Non chi. Non tutto, non tutti, non alcuno.

Si torna come conseguenza di un’azione tanto consapevole e duratura quanto temporanea.

Perché, infatti, sempre si parte per poi ritornare.

Come se tornare fosse un moto scontato, provato e certo e magari io fossi la Terra che si è temporaneamente dimenticata di avere un’asse.

Come se dovessi o, forse, persino volessi.

Come se poi le persone tornassero.

Vanno via, con una valigia piena di cose costruite, lasciate a metà e, in fondo, quelle mai nemmeno cominciate, che, si sa, occupano più spazio.

Se ne vanno e basta, un giorno, senza più alcun regolare respiro o un motivo mai ben preciso.

Come se tornare fosse un altro, e unico sinonimo di sperare.

Come se fosse lo scopo, la fine, la pace.

Come se tornare ti riportasse a quello che era e che eri prima ancora che qualcuno potesse porti questa domanda.

E’ come chiedere quando smetterà di piovere a Londra. Non si sa, nessuno lo può prevedere, neanche il meteo, neanche Lei. Fino a che poi arriva quel giorno, quando meno te lo aspetti, quell’intervallo di tempo dove accadono sempre tutte le cose più belle, d’un tratto, Lei smette. Per un po’. E torna anche il Sole.

Ah, PS: Per un’ipotetica ed ingenua cronaca che fino ad ora ha dedicato tempo e fiducia del mio errato preambolo montato a pretesto per una capricciosa argomentazione; per tutti i pigri fautori della scuola semplicistica, che danno per scontato a prescindere, vorrei post-scrivere e far-notare-bene che la traduzione, per morfologia, s’intende interpretazione di una sorgente originaria.

E come sappiamo, dando anch’io qui per scontato di avere dei fautori, un’interpretazione talvolta risulta atto più infedele delle corna. In realtà non lo so esattamente cosa volesse Eraclito con il suo divenire. Di sicuro, non voleva consolare nessuno: ‘dai tranquillo, ora che ti ha lasciato pare è la fine del mondo, ma vedrai che tanto poi tutto passa’. Magari, piuttosto, che tutte le cose hanno un loro corso, che tutto ciò che è, è tale in quanto ha un moto, un proprio divenire e che perciò, come i suoi fiumi, scorre. Una metafora, Simplìcio.

Ora mi giustifico però con il fatto che nemmeno Platone, alla fine, ne fosse così certo quando nel Cratilo gli mise in bocca parole greche mai, effettivamente pronunciate, anche se ora molto tatuate.

Devoto Marcella FILOSOFIA= 6/7

 
 
 

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