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Astronomia spiccia dalla finestra di camera mia

  • 6 nov 2016
  • Tempo di lettura: 1 min

E poi te lo dissi già una volta,

che ero stanca delle stelle.

Che quelle le cercavano sempre tutti,

invece che guardare, semplicemente un po' più in sù.

Noi, di notte, meritavamo le nuvole,

quelle che non le puoi cercare

però le puoi trovare,

Nostre,

ma solo per un po',

ma soltanto nostre.

E' che ecco, vedi, guarda,

non ci sono già più,

se non le guardi,

si sono già perse

in cielo,

figuriamoci in mare.

Così adesso ho affittato una casa,

dove non c'è alcun mare,

se non la gente,

e la mia finestra in camera,

per sbaglio,

vede solo il cielo,

quasi volesse confortarmi.

Si è anche rotta la tenda.

Ho rotto la tenda,

il primo giorno,

per sbaglio.

E adesso sono costretta a dare le spalle al Sole,

in quelle rare mattine d'oro,

e alla Luna, in qualche notte chiara

di proprie, lontane stelle.

Però queste piacerebbero anche a te, sai?

Ci sono sempre,

anche di giorno,

anche col tempo grigio,

oppure anche con quello nero.

E inoltre si muovono,

veloci,

proprio come quelle nuvole che ci piacciono tanto.

Ah si e hanno la coda,

e fanno rumore;

neanche il tempo di prendere la macchina fotografica,

che si saranno già nascoste,

come le comete.

come te.

Finiremo come Talete,

in un pozzo, prima o poi,

col naso sempre all'insù,

a unire puntini,

che assomigliano vagamente a qualsiasi cosa

a cui dare un nome;

a immaginare aerei come stelle mobili,

consumati dalla noia

e dall'ordinaria presunzione

di saper distinguere già

tutto ciò di più vicino.

 
 
 

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