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Sinceramente, una lettera da Londra a Bologna

  • 26 mag 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

E' che tu, per me, sei come Bologna.

A me piacevi fin da subito.

Ci sono stata qualche volta, ma mai così abbastanza da sentirti mia.

Sempre, sei stata una toccata e fuga non deliberata. Come a chi piace godersi la notte e mai la colazione la mattina dopo, con la furia di risalire in macchina con, seduti a fianco, i sensi di colpa, che tanto non faranno parola.

Ma comunque, quando tutti volevano Milano e Roma, io volevo te.

Una volta e' persino capitato che ti fossi così vicina da aver affittato un appartamento per un intero mese, dove poi pero' ho dormito una sola notte. Nemmeno questo mi ha mai reso un po' tua.

Sara' che sono sempre stata curiosa, sara' il fascino di un' anziana citta' sulla quale si vantano leggende sulla vita universitaria, sociale, su aperitivi e cultura, tutto ciò' racchiuso dentro a mura di gesso, come a proteggerla da estranei forestieri che per oltrepassarle desiderosi di conoscere cosa davvero c'e' di così segreto ed affascinate al di la' della ZTL, dovranno probabilmente risolvere chissà' quale indovinello della loro Sfinge dei colli.

Fiera ed incurante, come un maschio pieno di se', con quell'aria che può' fare tutto quando lo decide.

Ma io mi sento come se avessi scavalcato di nascosto quelle mura, di notte, quando nessuno poteva vedere, quando le uniche complici e testimoni non eravamo che io e te. E poi, come se la mattina seguente mi avessero scoperta e immediatamente mandata in esilio. Come una ladra o un ingenuo criminale, a quanto pare, un po' inesperto.

Cosi', mi sono arresa. Forse, alla fine, quelle mura non facevano per me, forse mi sarebbero state un po' strette, o magari solo che la' dentro non c'era più' spazio per me.

Cosi' sono scappata e ora sono qua, a scrivere di te davanti a una tastiera inglese che non mi accenta le vocali e mi costringe ad aggiungere apostrofi per farti capire nella nostra lingua che sto scontando la mia pena in esilio, che pero', devo ammettere non e' poi così male, se non fosse che qua tutti adorano il nostro paese. Mi chiedono di tante città', come se io dovessi conoscerle tutte e a memoria per forza. E quando nominano Bologna, il mio cuore sobbalza ancora.

Scommetto che molti avrebbero così tanto da raccontare su di te, che me non rimane nulla. Non ti conosco perché tu non mi hai mai permesso di farlo, per quanto io ci abbia provato. Non posso elogiarti, ma nemmeno biasimarti. Forse sei davvero così preziosa come dicono e non tutti possono permettersi di viverti a pieno.

Non so se e quando mai tornero', ma comunque non e' del tutto vero che non ho alcuna parola per descriverti; una cosa, un ricordo lo tengo ancora stretto. Ti e' bastata una notte per farti amare; bella e amara come il finale di un bel sogno che comunque, non potrai mai conoscere perché ormai già sei sveglia. Ed e' inutile che ora provi a riaddormentarti, e' mattina e l'unico sapore amaro che sento e' quello del black americano rovente di fronte a me, con la bustina di zucchero ancora chiusa a lato sul piattino.

Cosi', ora che sono sveglia, ti ringrazio, e piuttosto che il rimpianto, scelgo e vivo questa bionda e snob Londra, che di indovinelli non ne fa perché' non ha tempo, anzi, scusa ma ti devo lasciare, sono già' in ritardo.

 
 
 

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