Scegliamo di volare
- 23 mar 2016
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23 marzo 2016. Stansted Airport, London.
Oggi, il giorno dopo l'ennesima tragedia che ha toccato il cuore di chi ancora un pó ne ha, io e il deserto di persone che posso vedere intorno a me, decidiamo di volare. Ma i loro sguardi non sono sguardi di persone felici o impazienti di partire; sono affranti e terrorizzati. Li guardo e penso che nessuno dovrebbe avere nessuna di queste facce in areoporto. Ho sempre adorato gli aeroporti perché sono sempre stati posti così pieni di emozioni. Chi arriva, chi saluta, chi aspetta, chi se ne va, in vacanza o per sempre, chi piange, chi ride. Ora tutto quello che sento é un gelida e sorda paura. Un silenzio che non ha mai fatto così rumore. Questi sono i volti straziati e arresi al male di una guerra d'odio combattuta da una cattiveria che non ha rivali, e che a quanto pare non si può combattere. Ma io oggi scelgo di partire. Per tutti quelli che non sono potuti salire su quell'aereo; per tutti quelli che non hanno potuto abbracciare i loro cari; per tutti quelli che non li riabbracceranno mai; per quei malati cronici che seminano terrore, per dissimulare il loro; per tutti quelli che come me oggi, domani e sempre sceglieranno di partire, e poi, per quelli che sopraffatti da tutto questo, non lo faranno; ma, soprattutto, per me stessa. Ci siete costati molto, ma tutte queste bombe varranno sempre meno del prezzo di un biglietto low cost.
Non c'è atto più violento e ignorante di quello di privare qualcuno della libertà di decidere di partire, di tornare, di volare.
Adesso sto volando, e vorrei non sentirmi così sollevata.
Scegliamo di volare.

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